IO DONNA: Autistico o plusdotato? Forse entrambe le cose. Come aiutare un figlio “speciale”

«Ho un figlio plusdotato, evviva»? No, non è così facile. I genitori di bambini con alto potenziale cognitivo spesso faticano a vedere la  fatica dei loro figli, concentrandosi sulle loro “prodezze”. Ma la componente relazionale per questi ragazzini è uno scoglio. E non è infrequente che il disagio nasconda un Dsa o un disturbo dello spettro autistico. Una piccola guida per provare a capire

di ERIKA RIGGI

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Il quoziente intellettivo è alto, altissimo. Ma la loro vita è, spesso, un mezzo inferno. Un bambino plusdotato è un bambino con un dono, certo (non a caso il termine inglese che indica i plusdotati è gifted). «Ma alla sua condizione si associa spesso una difficoltà relazionale enorme. Addirittura, un disturbo dello spettro autistico o un disturbo specifico dell’apprendimento: insomma, una doppia eccezionalità», spiega Maria Assunta Zanetti, direttrice scientifica di LabTalento, il primo Laboratorio Universitario italiano, dell’Università di Pavia, che si occupa di certificare e accompagnare bambini e ragazzi con elevato potenziale cognitivo.

«Ci capita quotidianamente di certificare bambini con un QI alto, che cognitivamente hanno due, tre, quattro anni più della loro età, e un QE bassissimo: quello della loro età, se non più basso. Ecco, la disarmonia tra questi due aspetti condiziona la vita e la rende faticosissima», spiega Zanetti.

La plusdotazione tra i banchi di scuola

I bambini plusdotati sono circa il 5 per cento della popolazione, spiega la professoressa. Significa che in ogni classe ce n’è più o meno uno. Bambini che il sistema scolastico, per lo più, trascura. «La distribuzione dell’intelligenza è una curva gaussiana: al centro ci sono i ragazzi con un’intelligenza media, circa il 68% degli studenti. I percorsi formativi scolastici si occupano di loro. Ma ai lati del picco ci sono le intelligenze più deboli, a sinistra, e quelle più forti, a destra: fette di popolazione di cui il sistema scolastico si occupa poco».

Il risultato è che, appena possono, questi bambini, divenuti ragazzi, mollano. «È il cosiddetto capable drop out, l’abbandono scolastico dei capaci: la dispersione è un tema anche nel caso di intelligenze superiori alla media», spiega Zanetti.

Ho un figlio plusdotato: evviva?

«La plusdotazione è molto ingombrante, e certo non è un trofeo: ci sono genitori che iperstimolano i loro figli, considerando la loro differenza solo dal punto di vista prestazionale», ammette Zanetti. Tuttavia, la maggior parte dele persone che contattano LabTalento sono «genitori disperati: perché i loro figli hanno difficoltà a scuola, e non a casa».

È infatti perlopiù nel confronto con i pari che emerge la differenza, e emergono le difficoltà. Invece a casa, dove il bambino ha a che fare con adulti plaudenti (come tutti i genitori!), intelligenza e verve verbale sono solo punti di merito. Per questo LabTalento non valuta bambini al di sotto dei sei anni.

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Pietro, plusdotato e isolato

A quattro anni Pietro conosce tutti i pianeti del sistema solare e può raccontare, con la buona approssimazione di un adulto, «che cosa si è verificato al momento del Big Bang», per usare parole sue. I nonni lo portano in trionfo e battono le mani a ogni sua prestazione. Ma i suoi compagni di classe lo evitano, e lui evita loro: quando interagiscono, parla solo lui, e per ore, fissandosi su dettagli e particolari senza mai arrivare al punto.

È un esempio tipico di bambino plusdotato con disturbo dello spettro autistico, come lo racconta Sara Isoli, logopedista (presso lo studio Dirsicose): «Le difficoltà maggiori di bambini con alto potenziale cognitivo e disturbi dello spettro autistico sono nell’area della pragmatica».

L’universo è meglio del parchetto

Sul fronte lessicale e grammaticale Pietro se la cava infatti benissimo. Anzi, utilizza parole forbite e persino stranianti, in bocca a un bambino. E frasi complesse e molto lunghe. «Come conseguenza del suo livello cognitivo, ha interessi peculiari, sia come argomenti, sia come intensità: si appassiona a materie specifiche, e tendenzialmente di ambito logico-scientifico. Studiando queste materie può infatti esaudire il suo desiderio di prevedibilità. Quello stesso desiderio che è invece terribilmente frustrato dall’interazione sociale», continua Isoli.

Per Pietro (e per bimbi come lui) avere a che fare con l’altro non è sempre attraente, né piacevole. Quando entra in relazione, è per essere ascoltato: come tutti, certo. Ma in lui questa motivazione diventa assoluta: continua a parlare senza assicurarsi di avere l’attenzione altrui, fissandosi su dettagli che interessano solo a lui. «Nella scuola primaria, i bambini che hanno queste caratteristiche riescono a compensare, con la loro intelligenza, le difficoltà comunicative», spiega Isoli. «Ma il loro apprendimento spesso non è spontaneo, né implicito o derivato dal contesto. Ha bisogno di essere appreso in modo esplicito, un po’ come una formula imparata».

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Bambini plusdotati, come riconoscerli?

Come si riconosce allora un bambino plusdotato? «Spesso i bambini tendono a compensare le loro difficoltà, e persino autismo e Dsa, con l’intelligenza. Lo fanno soprattutto le femmine, al punto che ci è capitare di certificare come plusdotato il fratello, in difficoltà evidente, e poi riscontrare lo stesso “dono” nella sorella. La quale invece aveva camuffato, adattandosi, adeguandosi, sublimando e nascondendo a livello sociale la sua differenza». Quel genere di ragazzina che sembra sempre sulle nuvole? Lei.

Compensano, i bambini, soprattutto nella scuola primaria, quando la loro difficoltà ad apprendere un metodo di studio viene “nascosta” dall’eccellente memoria e dalla buona competenza verbale.

Possono riuscire a compensare Disturbi specifici dell’apprendimento e dello spettro dell’autismo, che, non è infrequente, occorrono insieme alla plusdotazione: «Così ci capita di valutare ragazzini di 11/12 anni per scoprire che hanno anche un disturbo di cui nessuno si era accorto», racconta Zanetti, di LabTalento.

La difficoltà comunicativa non li abbandona, di solito, crescendo: «La pragmatica conversazionale continua ad avere caratteristiche originali: per esempio, sono persone che tendono a stare troppo vicini o troppo distanti dall’interlocutore, a toccarlo troppo o per niente, e a essere iperverbosi, e a non considerare opinione, ma neppure i segnali di distrazione, di chi hanno di fronte», spiega la logopedista.

La certificazione di plusdotazione

La certificazione di plusdotazione presso LabTalento costa 260 euro e comprende vari step: «Ci contattano da tutta Italia, chiediamo innanzitutto ai genitori di compilare una scheda per capire se ci sono i presupposti. Poi procediamo con un colloquio anamnestico alla presenza di entrambi i genitori e a quel punto il bimbo, o ragazzo, viene valutato per circa un giorno e mezzo, sia dal punto di vista intellettivo che emotivo».

La maggior parte dei genitori che chiede una certificazione aveva visto giusto. «In media il 10% dei bambini che valutiamo non è plusdotato». La certificazione può essere richiesta anche con il servizio pubblico.

Consigli ai genitori di bambini plusdotati (e non solo)

I consigli delle esperte ai genitori di figli plusdotati vanno nella stessa direzione: «Spesso faticano a vedere le fatiche dei figli, perché è più gratificante vedere i punti di forza. Ma per uno sviluppo armonico è invece necessario aprire gli occhi sulle fragilità e potenziare l’aspetto relazionale della vita, quello in cui si verificano». A Pietro, fissato con l’universo e i pianeti, è più utile fare merenda con i suoi compagni di classe e guardare con loro le figurine dei pianeti che restare solo a studiarsele, una per una. Anche se, chiaro, è in questo secondo caso che le memorizzerà meglio.

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